I
modelli ostetrici settecenteschi
La
"fabbrica del corpo umano", che ha rappresentato fin dal
tempo del grande anatomico fiammingo Andrea Vesalio oggetto d'indagine
per medici e artisti, ha offerto nel corso del settecento in Emilia,
ma soprattutto a Bologna, importanti esempi di sculture in cera e
nella più modesta terracotta eseguite a fini prevalentemente
didattici. Celebri, fra tutte, le cere prodotte dai coniugi bolognesi
Giovanni Manzolini e Anna Morandi Manzolini. L'uso di modelli negli
studi di ostetricia a supporto delle dimostrazioni anatomiche trova
uno dei massimi e più sensibili rappresentanti in Giovanni
Antonio Galli (1708-1782), che fu custode e ostentore dei preparati
anatomici dell'Istituto delle Scienze di Bologna e docente universitario.
Sull'esempio di Galli e del suo successore Luigi Galvani, anche molte
altre Università italiane, tra cui Padova, Siena, Roma e la
stessa Modena, si procurarono modelli di soggetto ostetrico plasmati
da provetti modellatori bolognesi come G. Battista Manfredini, artista
di un certo valore. Nelle sue statue in terracotta, arte e scienza
trovano una singolare armonia: la delicatezza cromatica, il naturalismo
plastico, l'aggraziata gestualità e la ricchezza di particolari
concorrono a sdrammatizzare la crudezza dei ventri e degli uteri sezionati,
pur nell'estremo rigore del dato scientifico.
Il trasferimento della Clinica Ostetrica e Ginecologica di Modena
dai vecchi locali di via Berengario al nuovo Policlinico (11/7/1963)
comportò la "scoperta" di una serie di terracotte
rappresentanti lo spaccato del bacino femminile e dell'utero, contenente
il feto a termine, ora esposti, dopo restauro, nei locali dei Musei
Anatomici dell'Università di Modena e Reggio Emilia. Trattasi
di modelli in "creta cotta" eseguiti da G. Battista Manfredini
a Bologna, tra il 1773 ed il 1776, su ordinazione di Francesco Febbrari,
medico ostetrico di Modena. I modelli rimasero in casa dell'anatomico
Carlo Mondini, che ne aveva diretta l'esecuzione e solo nel 1815,
previo assenso del Duca, vennero pagati e portati a Modena.
Queste
terracotte risulta siano state esposte nel Museo Ostetrico di Modena
e così le descrive nel 1872 G. Fabbri in una relazione presentata
all'Accademia Scientifica dell'Istituto di Bologna: "I modelli
di creta, sono in tutto cinquantadue, di varia grandezza, tutti pregevoli,
sebbene alcuni siano lavorati, o meno dipinti, con minore diligenza
degli altri. Tra i più belli e giudiziosi sono, a senso mio,
da numerare sei statue di grandezza naturale, estese dal sommo della
testa al terzo superiore delle cosce, e che figurano donne molto inoltrate
nella gravidanza. Tre di queste mettono sott'occhio i caratteri esterni
delle mammelle e dell'addome della primipara, della pluripara e della
multipara con utero propendulo: le tre che rimangono, in grazia di
opportune sezioni, fanno vedere i naturali rapporti che ha il globo
uterino coi visceri e colle pareti addominali; e i rapporti del feto
e delle sue dipendenze coll'utero. Io fui grandemente soddisfatto
di quella visita, e sentii il desiderio che alcuni di quei Modelli
fossero copiati, e venissero ad aggiungere un nuovo decoro al nostro
Museo".
In alcune delle terracotte è stato rispettato il piano sagittale
e in altre, più numerose, quello frontale: in tutte è
perfettamente rispettata l'anatomia e con scrupolo e realismo è
riprodotto il feto nelle varie presentazioni (di podica, di vertice,
di fronte, di spalla, di faccia). In altre terracotte sono documentati
alcuni aspetti del parto distocico, in altre ancora l'apparato genitale
femminile al di fuori della gravidanza, in alcune le opportune manovre
ostetriche.
Due statue in terracotta dipinta di giovani donne mettono in risalto
l'anatomia sottocutanea del tronco, in modo particolare i muscoli
deltoide, grande pettorale, intercostali e il muscolo retto dell'addome
con le sue inserzioni aponeurotiche e i suoi vasi sanguigni, oltre
quelli delle cosce e le linfoghiandole del triangolo dello Scarpa.
Entrambe furono raffigurate nel primo numero del primo giornale europeo
dedicato alla disciplina ostetrica, "Dell'Arte Ostetrizia",
pubblicato a Bologna nel 1787.