Musei Anatomici

Primo piano 2

La prima sala del Museo Anatomico, cronologicamente quarta ed ultima costruita nel 1853, è dedicata allo scheletro. Le vetrine, contrassegnate in ordine alfabetico, sono ordinate in senso orario a partire dal lato sinistro rispetto all’entrata (Fig.re 1,2,3). Nella prima vetrina, a lato sinistro dell’entrata, sono esposti crani variamente sezionati per mostrare i parametri antropometrici proposti da vari antropologi del tempo: Camper, Cuvier, Bichat e Spix. Trovano inoltre posto crani di diverse forme: ovoidale, ellissoidale, ecc..

 

Fig.re 1, 2, 3 Panoramiche della prima sala del Museo.

 

Da notare un preparato in cera raffigurante un bambino sottoposto ad una deformazione tabulare etnica del cranio, dovuta a pratiche in uso presso certi popoli per motivi estetici o di casta, ed ottenuta per mezzo di un prolungato schiacciamento della testa dell’infante fra due tavole (Fig. 4). Alcuni crani che presentano deformazioni legate a diversi tipi di patologie mentre altri sono sezionati per evidenziarne la componente ossea interna. Una serie di crani di feti e di bambini mostra i vari stadi di ossificazione (Fig. 5).  L’accostamento fra lo scheletro di una donna affetta da nanismo acondroplasico e quello di un ragazzo mette in evidenza le differenze nelle proporzioni degli arti. Da notare una singolare collezione di 49 scheletri di feti, dal nono mese di gravidanza fino al sessantesimo giorno dal concepimento (Fig. 6) che,  preparati secondo il gusto ottocentesco in atteggiamenti di vita quotidiana, illustrano l’accrescimento dello scheletro nelle varie fasi di sviluppo embrionale.

 

 

 

Fig. 4 Preparato in cera.                          Fig. 5 Crani di feti a vari stadi di sviluppo.    Fig. 6 Feto al 60° giorno di sviluppo.

 

Un magistrale preparato per essiccamento, eseguito dal prof. G. Sperino nel 1906, relativo all’arto inferiore  mette in evidenza le componenti muscolari, venose ed arteriose (Fig. 7). Non inerenti alla tematica della sala sono tre donne mummificate, una preparata con bagno in sublimato corrosivo (1841) (Fig. 8) e le altre in acido arsenioso (1834 e 1839), che hanno destato nel 2003 l’interesse del National Geographic, culminato nella realizzazione di un documentario dal titolo: “La Via delle Mummie”. In una vetrina è contenuta una collezione di crani frenologici cioè classificati secondo la teoria per cui la conformazione del cranio sarebbe legata alla personalità dell’individuo (teoria che in Italia ebbe tra i suoi sostenitori Giuseppe Lombroso).

 

Fig. 7 Preparato del Prof.re G. Sperino 1906.       Fig. 8 Mummia di donna del 1841.

 

Nelle vetrine a lato dell’entrata, è custodita la raccolta etnografica di Gaddi, iniziata nel 1844 e composta da crani appartenenti a individui delle diverse etnie umane, che costituiva il Museo Etnografico Antropologico (Fig. 9). La raccolta è completata da una serie di busti eseguiti dal ceroplasta Remigio Lei riproducenti le fattezze di cinque individui di sesso maschile: un caucasico, un giapponese, un mongolo, un etiopico ed un beduino (Fig. 10). Questa collezione è di notevole interesse storico in quanto fu, nel suo genere, la prima in Italia. Al centro della sala si trovano infine due vetrinette, quella a sinistra accoglie molteplici esemplari delle singole ossa del cranio e della faccia, mentre quella a destra le ossa del tronco. I reperti sono ordinati evidenziando i diversi stadi di sviluppo e la variabilità delle forme.

 

 

Fig. 9 Vetrine contenenti la raccolta di crani.       Fig. 10 Busti in cera eseguiti da Remigi Lei.