Musei Anatomici

Il settecentesco Museo Ostetrico

Nel ‘700 l’esercizio dell’ostetricia, riservato fino ad allora alle "donne pratiche" per esperienza ma senza alcuna preparazione, venne impostato su basi scientifiche e divenne oggetto d’insegnamento specialistico per chirurghi-ostetrici e levatrici diplomate. Presso l'Università di Modena il professore di chirurgia ed anatomia Antonio Scarpa, con il sostegno del duca Francesco III istituì, nel dicembre del 1775, una "Scuola dell'Arte Ostetricia" simile a quella realizzata dal professore Giovanni Antonio Galli (1708-1782) a Bologna, che lo stesso Scarpa aveva frequentato. Nel gennaio del 1775 lo Scarpa inaugurò anche il Teatro Anatomico, costruito interamente in legno e da lui progettato, per poter svolgere le lezioni di anatomia e le operazioni di chirurgia.

 

 

Antonio Scarpa (incisione Bertoni).      Apparato genitale femminile in cera.             Bacino di donna in cera.

 

Come supporto didattico per le lezioni di Ostetricia lo Scarpa sollecitò e diresse la realizzazione di modelli anatomici d'utero in cera colorata e tavole in cera tridimensionali, eseguite dallo scultore bolognese Giovan Battista Manfredini nel 1776. Iniziò cosi a realizzarsi una collezione ostretica che trovò sistemazione in una sala contigua al Teatro Anatomico. La collezione ostetrica ebbe un significativo incremento dei preparati anatomici subito dopo la Restaurazione, quando Modena passò sotto la sovranità dell'arciduca Francesco IV D'Austria Este nel 1815. Infatti, dietro proposta del Professore ostetrico Antonio Boccabadati, il Governo Estense acquistò una serie di modelli ostetrici in terracotta policroma appartenuti allo "studio ostetrico" del medico modenese Francesco Febbrari.

 

Busto di primipara.                  Busto di secondipara.               Busto di multipara.                    Busto con addome aperto.

 

Il Febbrari laureatosi a Modena aveva ottenuto nel 1773 dal Governo Estense il permesso di soggiornare per tre anni a Bologna per dedicarsi all'ostetricia pratica; tale concessione era stata subordinata alla promessa del Febbrari di far eseguire delle terrecotte ostetriche utili per l'insegnamento dell'ostetricia, per l'istruzione pratica dei medici e delle allieve ostetriche dell'Università Estense. I modelli furono realizzati tra il 1773 ed il 1776 dallo scultore Giovan Battista Manfredini e rimasero a Bologna in casa del celebre anatomico Carlo Mondini, che ne aveva diretta l'esecuzione, fino al 1815, quando, previo assenso di Francesco IV d'Este, vennero pagati e portati a Modena. Si tratta di busti di donne raffigurate in avanzato stato di gravidanza e di modelli rappresentanti lo spaccato del bacino femminile e dell'utero, contenente il feto a termine.

 

                       Busti con addome aperti.                                                               Busti di donna mostranti la muscolatura.

 

In queste statue arte e scienza trovano una singolare armonia dove la delicatezza cromatica, il naturalismo plastico, l'aggraziata gestualità e la ricchezza di particolari concorrono a sdrammatizzare la crudezza dei ventri e degli uteri sezionati, pur nell'estremo rigore del dato scientifico. Per valorizzare i preparati di ostetricia, nel 1872,  fu costituito un Museo Ostetrico nel quale risulta fossero esposte anche le succitate terrecotte. Nel corso degli anni e con il susseguirsi dei vari docenti di ostetricia il Museo Ostetrico subirà risistemazioni e trasferimenti. Nel 1911 il Museo di Ostetricia è ricordato ancora presso la Clinica Ostetrica ubicata  in un edificio contiguo all'Ospedale Sant'Agostino.

 

 

Utero con gemelli.                              Presentazione podalica.               Travaglio: fase del ciclo epulsivo.

 

Nel 1963, il  trasferimento della Clinica Ostetrica e Ginecologica di Modena dai vecchi locali di via Berengario presso il nuovo Policlinico in via del Pozzo, comportò il ritrovamento di alcune delle terrecotte ostetriche che versavano in un pessimo stato di conservazione e che richiesero un intervento di resturo terminato nel 1992. Attualmente la collezione di terrecotte ostetriche realizzata dal Manfredini è esposta in una sala adiacente il Museo Anatomico, in attesa di una sistemazione che consenta di restituire un'adeguata identità al Museo Ostetrico.