Musei Anatomici

L'ottocentesco Museo Anatomico

Il Museo Anatomico, costituito da quattro sale intercomunicanti, fu ultimato nel 1853 sotto l’egida dell’arciduca Francesco V d’Austria Este e fu inaugurato nel 1854 in occasione della triennale esposizione delle Belle Arti nel Ducato Estense. Esso fu costruito in contiguità con l’Ospedale Civico di Sant’Agostino del 1758. La storia del Museo Anatomico ha inizio però molti anni prima quando, nel 1773, il Duca Francesco III promosse la riforma universitaria con le Costituzioni per l’Università di Modena. Il controllo dell’organizzazione degli studi venne così sottratto alla Congregazione di San Carlo, che fino a quel momento aveva retto lo Studio Pubblico, e passò sotto il governo del Duca sancendo la nascita dell’Università Estense. La riorganizzazione dell’insegnamento di Anatomia all’interno della classe o facoltà di Medicina favorì il costituirsi di primi nuclei di reperti anatomici da utilizzarsi nel corso delle lezioni e spinse il professor Antonio Scarpa, docente di Chirurgia ed Anatomia nell’Ateneo modenese dal 1773 al 1783, a proporre la realizzazione di un Teatro Anatomico stabile destinato all’insegnamento della chirurgia e dell’anatomia. Il Teatro Anatomico, costruito interamente in legno, fu progettato in forma ottagonale, da Antonio Scarpa, su ispirazione di quello cinquecentesco di Fabrizio d’Acquapendente dell’Università di Padova e lo stesso Scarpa vi tenne la lezione inaugurale nel 1775. Oggi questo piccolo gioiello architettonico è sottoposto a restauro.

 

  Prospetto edificio Teatro anatomico, 1773. ASMo.                                        Interno Teatro Anatomico.

 

Fu proprio l’intensa attività delle discipline mediche e la necessità di dare un’adeguata sistemazione al numero crescente di preparati anatomici che spinse l’arciduca Francesco IV d’Austria Este, nel 1815, a far costruire un nuovo piano sopra il Teatro Anatomico per realizzare un Museo Anatomico. Questi lavori d'innalzamento di un piano determinarono però una riduzione del Teatro Anatomico e il cambio della sua pianta da ottagonale ad esagonale, che conserva a tutt’oggi. I lavori terminarono nel 1818, anno di fondazione del Museo Anatomico, come ricorda una lapide nell'atrio dell'attuale Museo. La I sala del Museo venne terminata nel 1822, la II nel 1839, la III nel 1840 e la IV ed ultima nel 1853. Negli anni il patrimonio museale aumentò notevolmente per merito soprattutto di due anatomici, Paolo Gaddi (direttore dal 1840 al 1871) e Giuseppe Sperino (direttore dal 1898 al 1926). Dopo il 1926 pochi furono i pezzi aggiunti. I preparati sono per lo più reperti di anatomia umana normale, essiccati, mummificati o fissati in formalina, ma sono presenti anche modelli anatomici in gesso e in cera, molti dei quali eseguiti dal ceroplasta modenese Remigio Lei assunto come modellatore del Museo nel 1858.

 

Prospetto e spaccato del Teatro anatomico. ASMo, mappe genio Militare.                 Portico antistante il Teatro Anatomico.

 

Nel 1977 è stata effettuata una risistemazione dei reperti, che vennero dislocati nelle ottocentesche vetrine disposte lungo le pareti delle sale e nelle bacheche centrali secondo il criterio dell’anatomia descrittiva, ossia per apparati. La collezione anatomica mostra raccolte di straordinario interesse per la storia della didattica e delle discipline anatomiche.L’attuale prima sala del Museo, cronologicamente quarta ed ultima (1853), è dedicata ai preparati osteologici. Tra questi, singolari sono la raccolta di 49 esemplari di scheletri fetali in posizione eretta fissati in vari atteggiamenti di vita quotidiana (ammonitore, di supplica, di comando ecc.), in conformità a quello che era il gusto preparatorio dell'epoca. Tali scheletri fetali sono stati raccolti in circa trent’anni, dal 1820 al 1849, ed illustrano le fasi dello sviluppo scheletrico dal secondo al nono mese di gravidanza.

 

  Panoramica delle quattro sale museali.                                                   Sala Osteologica.

 

La successiva sala costruita nel 1840, accoglie i preparati artro-miologici, ossia le parti scheletriche con la relativa componente muscolare. Al centro della sala trova attualmente posto il tavolo, un tempo collocato nel Teatro Anatomico, sul quale venivano effettuate le dimostrazioni settorie da parte del professore Antonio Scarpa. Degne di nota sono anche due preparazioni tassidermiche di un etiope di 28 anni (1831) e di una nubiana di 25 anni (1866). La terza sala che costituì il nucleo iniziale del Museo (1822) è dedicata agli organi interni. L’ultima sala del Museo contiene i preparati relativi allo sviluppo dell’embrione e del feto umano, al sistema nervoso, agli organi di senso e ad alle anomalie congenite nell'uomo ed in alcuni Vertebrati, in quanto per lungo tempo l'anatomia comparata è stata parte integrante della ricerca anatomica in genere.

 

   Scheletri di tre fratelli gemelli.                                                               Tavolo anatomico utilizzato dallo Scarpa.